Roma era una repubblica il cui governo era costituito dal senato e da cui esso era controllato. I senatori erano per lo più appartenenti alle 118 centurie dei cavalieri romani che promulgavano leggi e conferivano carisma di legittimita' a tutto ciò che era utile al potere della cricca che controllava il senato, e quindi, era il governo legittimo. La cricca che controllava il senato era capeggiata da Marco Portio Catone, un demagogo dogmatico della Sabina, ubriacone alcoolizzato che trascorreva il suo tempo bevendo vino di pessima qualita', non diluito come si usava a Roma, in compagnia di tre amici intriganti greci pseudo intellettuali. Roma aveva gia' avuto una guerra civile: quella di Mario della gens Julia, e di Silla, che vedendosi oltraggiato per il trionfo a lui negato dal senato partì da Brindisi per marciare su Roma e autonominarsi autocrate dittatore; fu spietato e si vendico' ferocemente dei suoi nemici.
Questa Guerra divise l'Italia in due fazioni: quella di Mario e quella di Silla. I destini dei due determineranno le fortune e le sfortune di molti nel futuro.
Cesare, sedicenne, fu della fazione dello zio Mario e quando fu portato da Silla per essere giudicato e giustiziato, questi non se la senti' di sopprimere un nobilissimo giovane patrizio della più nobile famiglia romana; la gens Julia, e pur intuendo il pericolo, lo mandò libero. Pompeo fu sodale di Silla, ma sempre pronto a cambiare cavallo al momento giusto, conquistò gloria in Spagna sconfiggendo Sertorio, parente di Mario che come console avrebbe dovuto trasfrirsi in Spagna quale governatore delle sue provincie. Quindi fece un'alleanza con Giulio Cesare e Marco Crasso, grande amico di Cesare che lo aveva salvato dai suoi ingenti debiti. Pompeo e Crasso sapevano di doversi impegnare a fondo nelle loro provincie e aspiravano a proconsolati speciali.
Il legato di Cesare, Caio Trebonio, era stato tribuno della plebe anni prima, e i dieci tribuni delle plebe avevano l'ineludibile diritto di "VETO" a difesa di leggi che danneggiavano il popolo, e aveva promulgato una legge che affidava ai due diumviri Pompeo e Crasso, per tutto un quinquennio, alcune province invidiabili.. I due sapevano di doversi impegnare a fondo per ben figurare ,visti i successi strabilianti di Cesare nel suo consolato in Gallia, che apportava enorme potere e ricchezze alla republica.
Pompeo scelse la Siria, Crasso le due Spagne. In quei giorni Giulia, moglie 22enne di Pompeo e figlia di Cesare, che gliela diede in moglie per rinsaldare l'alleanza, non stava troppo bene dopo il secondo aborto e comincio' a stare sempre peggio. Pompeo amava Giulia veramente anche se aveva sempre aspirato a mogli patrizie per riscattare le sue origini barbare picene. Dunque non poteva portare Giulia in Siria con sé (lo vietavano le tradizioni e le consuetudini) ed essendo sinceramente innamorato cambio' I suoi programmi, scambio' le provincie con Crasso, dove il poverino trovo' la morte contro I Parti, onde per cui Cesare pianse la morte dell'amico ripromettendosi di vendicarlo. La notizia delle morte di Licinio Crasso genero' un parossismo di furore anche perché la notizia fu portata dall'unico nobile sopravvissuto: Caio Cassio Longino. Benche' Cassio avesse mandato un resoconto al Senato, mando' una lettera ancora più eplicita a Servilia, sua cara amica e futura suocera, che sapendo quanto il resoconto avrebbe fatto soffrire Cesare, con perfidia femminile glielo mandò con l'aggiunta:"Ah! Soffri Cesare, soffri come me…"
Servilia era una donna bella e sensuale dalla folta capigliatura bruna che le scendeva sotto i glutei che sebbene fossero un po' cascanti, ancora a 56 anni presentava seni alti e vita sottile e si consolava con uno stallone di basso rango, ma bellissimo: Ponzio Aquila, suscitando la rabbia di suo figlio Bruto che si adombrava perche' la madre se la faceva con uno di così basso rango. Servilia era stata la prima moglie di Catone e lo cornifico' abbondantemente con Cesare da cui, pare, ebbe due figli: Bruto, un uomo corrotto e avido di cui Cicerone documento' le malefatte quando fu governatoree della Cilicia, che saccheggio' e ridusse alla fame imponendo interessi composti al 48 %della popolazione, ma se la cavò grazie al suo far parte della cricca degli "OTTIMATI", o "BONI", cioe "i buoni"; o almeno cosi' si proponevano come gli unici moralmente sani e degni del governo di Roma. Bruto era un giovane che a trent'anni non aveva fatto ancora niente di buono; scurissimo di pelle con la faccia eternamente foruncolosa che gli impediva radersi rendendolo ancora più sgradevole alla vista della sua stessa madre: labbro tremulo e indeciso, sfuggente e vigliacco. Tertullia molto bella con la pelle ambrata della gens Julia, occhi azzurri e lunga capigliatura bionda di cui si innamoro' Cassio, uomo dall'aspetto virile, che tanto piaceva alla focosa Servilia la quale gliela diede in moglie, cosicche' Cassio serviva prima la madre e poi la figlia.
Con tutta la gloria e il potere che Cesare aveva donato a Roma, aveva il pieno diritto alla parata del suo trionfo, ma Catone e la cricca degli ottimati, Bibulo, Bruto, Lentulo Crus e Metello Scipione, la cui figlia ando' in sposa a Pompeo, sempre avido di una moglie di nobilissima stirpe, dopo la morte di Giulia, a soli 22 anni, Enobarbo e lo stesso cafone arpinate Cicerone, che più tardi Augusto, leggendo i suoi discorsi, lo defini' un " magnifico bugiardo".
Questi negarono a Cesare il suo trionfo, quando lo avevano concesso perfino a Cicerone, che nulla fece a Cipro; gli negarono di candidarsi al secondo consolato "in absentia", come avevano permesso a Pompeo, a cui regalarono la carica di primo uomo di Roma, quando Pompeo neanche era romano, il console juniore si permise di far frustare i cittadini della Gallia Italica, cittadinanza data da Cesare per i grandi meriti acquisiti, quando invece era severamente vietato che un cittadino venisse frustato, negandogli le prerogative della legittima cittadinanza, e chiamandoli barbari, vollero obbligare Cesare a candidarsi di persona. Ma cosi facendo, Cesare avrebbe dovuto varcare il Pomerio e varcandolo avrebbe perduto il suo IMPERIUM consolare esponendolo a tutti i processi cui la cricca dei BONI si apprestava a sottoporlo, distruggendo la sua DIGNITAS.
Cesare si difese legalmente, finché pote', cercando sempre di addivenire ad un accordo con i suoi tribuni della Plebe; Cribonio Curione prima,e Caio Marco Antonio, suo cugino, dopo, opponendo veto alle leggi che volevano espropriare Cesare delle sue provincie e dei suoi legittimi diritti. Gli Ottimati usarono Pompeo, gli concessero tutto, gli offrirono la dittatura e lo fecero illegalmente console unico pur di usarlo per distruggere Cesare, reo di essersi scopato la moglie di Catone, che ebbe la faccia tosta di risposare la moglie Marcia, figlia di Filippo, dopo che questi l'aveva data in moglie al vecchissimo e ricchissimo Quinto Ortensio, che alla sua morte regalò a Catone 10.000 giare di vini troppo pregiati per un palato aduso a vinacci, suscitando in Roma enorme scandalo diede pure in moglie la figlia avuta da Marcia Portia al suo nipotastro Bruto che percio' lo chiamava "zio".
Il resto e' noto: Cesare in difesa della sua dignitas marcio' su Roma; gli opposero Pompeo e il suo esercito in Spagna, lui lo insegui' in Yugoslavia e con sole 7 legioni distrusse Pompeo, il suo alleato ammiraglio Enobarbo e le loro 13 legioni.
Spero che questa rapida escursione storica faccia capire i tempi attuali in Italia; i buonisti -quelli che si autoproclamano unici degni e campioni di dirittura morale; quelli che si sgolano come unici defensori della democrazia e della repubblica e che instaurano eterni processi politici per distruggere gli avversari. Come Diceva Tommasi di Lampedusa: " tutto cambia e niente cambia".
Spero che chi abbia avuto la pazienza di leggere fino in fondo, si sia divertito, o almeno, abbia sorriso.